Truffa agli anziani, il caso di Patti

E’ stata sicuramente un’indagine di alto livello quella compiuta dagli agenti di polizia del commissariato di Patti diretti dal dirigente Giusy Interdonato e coordinati dal Procuratore della Repubblica Angelo Cavallo, che ha permesso di sgominare una banda dedita alle truffe agli anziani. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, infatti, i quattro destinatari del provvedimento di obbligo di dimora si sarebbero organizzati al fine di commettere una serie indeterminata di truffe ai danni di anziani. Da quanto emerso dall’indagine, tutti i quattro destinatari del provvedimento avrebbero partecipato alla realizzazione del programma criminoso fornendo un apporto operativo sia come centralinisti, selezionando e contattando telefonicamente le vittime, cui rappresentavano falsamente l’avvenuto arresto di un familiare, sia nel realizzare la condotta principale truffaldina, presentandosi alle vittime come avvocato incaricato di incassare le somme in denaro richieste.
Il Gip del Tribunale di Patti, dott. Andrea La Spada, che ha firmato il provvedimento su richiesta del Sostituto Procuratore della relativa Procura della Repubblica, Alice Parialò, ha condiviso la tesi del pubblico ministero che ha tracciato un quadro generale della vicenda identificandolo come uno schema tipico preciso e preordinato. In pratica, secondo quanto ricostruito dalle indagini e riportato nel provvedimento la banda contattata la vittima telefonicamente qualificandosi per operatori di polizia preannunciando l’arrivo dell’avvocato Marino che si presentava poi per riscuotere le somme a titolo di cauzione così da ottenere la scarcerazione del familiare degli anziani presi di mira.
Il primo episodio, da cui poi è scaturita l’indagine, si è verificato a Patti il 26 luglio dello scorso anno. La vittima era una persona disabile che, nel corso della mattinata, ricevette una telefonata all’utenza di casa da un uomo che, presentandosi come avvocato, la informava che il figlio era rimasto coinvolto in un incidente stradale a Siracusa. Nel corso della telefonata, il sedicente professionista, riferiva che i carabinieri, intervenuto per rilevare il sinistro, lo avevano portato in caserma perchè era sprovvisto di assicurazione e che lo stavano trattenendo perchè impossibilitato a pagare la multa. L’uomo al telefono riferiva ancora che, dopo aver parlato con i carabinieri di Siracusa, si era offerto di portare quanto dovuto per la conciliazione verbale che si aggirava intorno alle 700 euro. A questo punto l’interlocutore al telefono metteva in contatto la vittima con un’altra persona che si presentava come carabiniere in servizio presso la caserma di Siracusa e la invitava a preparare i soldi o, in alternativa, l’oro che custodiva in casa perchè da li a poco sarebbe passato un tale avvocato Marino a ritirarli per portarli in caserma. E, trascorsi appena dieci minuti, suonava alla porta una persona che si presentava come l’incaricato al ritiro del denaro. La donna, ingannata dal fatto che proprio quella mattina il figlio si era recato a Siracusa, consegnava la 200 euro in contanti, un orologio ed alcuni gioielli.
Questo modus operandi ha permesso di accertare altri episodi che si sono verificati a Milazzo, Messina e Villafranca.